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Perché il Teatro è un luogo di Marketing?

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Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli

Teatro e marketing. Per chi lavora in ambito culturale l’accostamento dei due sostantivi nella stessa frase, nel migliore dei casi risulta “disdicevole“. Per chi lavora nel marketing, insolito, direi anche illogico. Ognuno di questi due macro target, ti guarda con un’espressione di ironica sorpresa, strabuzza gli occhi, poi con un velato sorriso e in relazione al grado di confidenza, ti domanda: ma sei fuori?

Non va meglio con l’HR. Diverso tempo fa, una selezionatrice di un gruppo bancario (5° gruppo in Italia su un segmento specifico) il quale si autodefiniva “innovativo” (strano) e “smart” (strano bis), vedendo il mio cv e relative esperienze culturali, mi chiese più o meno:

ma non è che questo fatto del teatro va in contrasto col lavoro in banca?

Intravedendo una linea bohemé nel mio cv, espresse una certa preoccupazione. Ora, vorrei evitare di commentare una visione romantica ottocentesca, anche perché oggi, difficilmente andiamo al cinema a cavallo. Ma la dicotomia, per alcuni, evidentemente c’è.

Meglio essere fotogenici che belli

Perché il teatro è un elemento a valore aggiunto in una persona che si occupa di marketing?

Nel 1967 usciva “La società dello spettacolo” (titolo originale: La Société du Spectacle) realizzato da G. Debord.

Riletto nel contesto di proliferazione dei social network, dove la condivisione dell’esaltazione dell’immagine è il trigger cognitivo primario, il saggio può darci ancora delle riflessioni interessanti. E oggi i social media fanno parte del kit di una strategia di marketing, influenzando più in generale il comportamento delle persone, come è accaduto durante il voto negli USA.

Per cui, possiamo dire di essere immersi in una spettacolarizzazione quotidiana, dove siamo sia attori che spettatori di noi stessi?

E se sì, gli strumenti che può dare il mondo teatrale non sono forse necessari,  oggi? Scrittura, tono di voce, storytelling, pubblic speaking e via dicendo, non fanno parte del bagaglio culturale necessario per chi lavora nel marketing?

Certo, c’è un mondo sul data analysis, tecnicità varie, che si danno per scontato, se fai un certo lavoro.

Se Aristotele promette rendite passive

Nella “Poetica”, Aristotele realizza ciò che oggi potrebbe essere un saggio di culturale sulle best practise nella realizzazione delle opere teatrali. Ma c’è un principio che è molto importante nella performance: la verosomiglianza.

Lo sa bene chi realizza adv (per esempio) bombardando di strillanti promesse di guadagni facili e seriali, mostrando, suggerito dalla massima della scrittura “show don’t tell“, screenshot di conti bancari stellari. Ma il professor Propp studiando la struttura delle fiabe ha sintetizzato lo schema di ogni narrazione, per cui quando vediamo i video dei guru (e non solo) troviamo applicato lo stesso schema narrativo in maniera meccanica e scolastica:

  • Equilibrio iniziale (esordio);
  • Rottura dell’equilibrio iniziale (movente o complicazione);
  • Peripezie dell’eroe;
  • Ristabilimento dell’equilibrio (conclusione).

E via via gli strumenti narrativi come lo stile, il ritmo.

Ok, queste sono le basi tecniche. Ma cosa è lo spettacolo?

Entrando su Instagram o Facebook, scoprendo il nuovo post dell’influencer o della tua conoscente, Deborg ci risponde:

Tratto da https://www.pinterest.it/pin/579486677049988082/

 

Lo spettacolo non è un insieme di immagini, ma un rapporto sociale fra individui, mediato dalle immagini

Relazioni: spettacolo teatrale e tattica social

In teatro abbiamo uno o più attori che si relazionano ad un pubblico, tramite la loro fisicità/immagine e voce. Fanno delle azioni, raccontando una storia.

Gli attori conosco il silenzio.

Sanno che nel silenzio, ce ne sono tanti: silenzio di noia, silenzio di attenzione, silenzio di suspance. La loro conoscenza è esperenziale: lo capisco se lo spettacolo è andato bene.

E allo stesso modo, una persone che si occupa di marketing utilizzando i social media, deve creare un piano editoriale (storia) al cui interno ogni post (ogni scena della storia) sarà esposto ad un pubblico, su cui avrà un effetto. Non conosce “il silenzio” in prima persona, lo scoprirà analizzandone i KPI.

Personalmente, scrollando il feed di un social network, l’overload informativo è l’unica info che riesco a concettualizzare. Adv su adv, molto simili, molti che promettono il miracolo di vendite, molti che insegnano qualcosa, vedo screenshot di conti bancari faraonici dopo appena 1 mese dall’aver acquistato il corso tal dei tali. Rendite automatiche, mollare il lavoro. Spiagge deserte. Cerco di schivare la fuffa estrema ma cosa posso trovare, là?

Nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso

Federico Pischedda
Lavoro come Digital Marketing Strategist, che significa strategie digitali per le aziende. Il mio motto? "Se sai solo di Marketing, non sai niente di Marketing".